
Sauro Marini appartiene a quella linea della poesia vernacolare anconetana che privilegia il racconto della città vissuta più che la sperimentazione linguistica pura. Nei suoi testi il dialetto non è soltanto un mezzo folklorico: è soprattutto uno strumento di memoria urbana e di osservazione ironica della quotidianità.
Una caratteristica evidente della sua poesia è il tono colloquiale. Marini scrive spesso come se stesse parlando direttamente agli anconetani: il ritmo è narrativo, vicino alla conversazione, con immagini molto concrete – il porto, il traffico estivo, le abitudini cittadine, i piccoli vizi locali.
In questo senso si collega alla tradizione “popolare” della poesia anconitana, più vicina alla satira e al bozzetto umano che alla lirica alta.

Questo rende i testi molto riconoscibili per chi conosce Ancona. Inoltre, nella poesia dialettale il rischio del semplice bozzetto folklorico è sempre presente; nei suoi testi invece c’è spesso una vena affettiva e ironica insieme, che evita sia la nostalgia troppo dolce sia la caricatura. È una qualità non così comune nel vernacolo contemporaneo.
Dal punto di vista stilistico Marini predilige la riconoscibilità immediata, il sorriso, l’effetto di familiarità.
Questo può essere visto sia come un limite sia come una forza: limite, perché la sua poesia non ricerca profondità metafisiche o grandi innovazioni formali; forza, perché conserva viva la funzione sociale del vernacolo come lingua condivisa di comunità. La cosa che colpisce della sua scrittura è proprio l’equilibrio tra oralità e osservazione: si percepisce che il vernacolo non viene “messo in scena” artificialmente, ma nasce da un ascolto reale della città.
La poesia di Sauro Marini sembra tendere soprattutto ad un obiettivo: far sentire agli anconetani che la loro città — con i suoi difetti, le sue ironie e la sua umanità — merita di essere raccontata nella propria voce naturale.
Elenco poesie già pubblicate
- La funivia del Purdoi
- Alcatràze o San Quintì
- Le trufe dela carne
- El vechiu pescatore
- Beleze e bruteze
- Na dumenica a Portunovo
- Senza padroni
- C’era na volta Kharrar
- Quatreuroenuvantanove
- Le matunèle nòve de Piaza Caùre
- Chissà cus’è stu posto…
- I giuieli de Curnelia
- LastraZenècca. L’anconetano si vaccina
- Fili d’argento
- Piazeta de Varà
- La maniglia rota (prosa)