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La ròla non era soltanto il luogo dove si cucinava: era il luogo dove la famiglia viveva. Custodirne il ricordo significa conservare una piccola, ma preziosa, parte della memoria dei nostri nonni. Questa pagina è dedicata a Giancarlo Galeazzi, appassionato della storia della nostra città, una miniera di ricordi vissuti e sedimentati grazie ai tanti anni vissuti “in Ancona”; proprio da un suo ricordo, letto recentemente, abbiamo voluto approfondire la storia della “Ròla”, che lui ricordava avere nella cucina della sua casa al Viale. La figura di Giancarlo ci mancherà, ci mancheranno la mitezza del carattere, la gentilezza dei modi, la curiosità verso la storia, la sua profonda cultura, la ricchezza dei suoi ricordi.

Ci sono oggetti che scompaiono dalle case e, con il tempo, anche dalla memoria. La ròla è uno di questi. Per molti dei nostri nonni era il cuore della cucina; per le generazioni più giovani è ormai soltanto una parola dal significato incerto, se non sconosciuto. Ricostruirne la storia significa recuperare un piccolo frammento della vita quotidiana della nostra città.

Prima che le cucine economiche e, successivamente, il gas, modificassero profondamente la vita domestica, nelle case di molti dei nostri nonni il vero centro della famiglia era la ròla. Più che un semplice piano di cottura, rappresentava il luogo attorno al quale si svolgeva gran parte della vita quotidiana: si preparavano i pasti, si lavorava, si conversava e, nelle giornate invernali, ci si riuniva per godere del tepore prodotto dalla brace.

Dal punto di vista costruttivo, la ròla era una solida struttura in muratura addossata a una parete della cucina, che poteva essere grezza in laterizio, intonacata, o anche rivestita con piastrelle di ceramica. Sul piano trovavano posto due fornacelle in ghisa, nelle quali veniva accesa la carbonella, mentre sopra venivano appoggiati paioli, pentole, casseruole. Una cappa, normalmente in muratura, sovrastava il tutto, convogliando all’esterno i fumi della combustione. L’ampio ripiano centrale costituiva il piano di lavoro sul quale si impastava il pane, si preparava la sfoglia, si pulivano le verdure e si disponevano le stoviglie durante la preparazione dei pasti.

Ma la ròla era molto più della somma dei suoi elementi costruttivi.
Era il luogo della casa in cui si concentravano i gesti quotidiani tramandati da generazioni. Le donne vi trascorrevano buona parte della giornata preparando il pranzo, controllando pazientemente la cottura delle pietanze, scaldando l’acqua, conservando viva la brace. Attorno a loro ruotava l’intera organizzazione domestica. Gli uomini, rientrando dal lavoro, entravano in questo ambiente caldo, magari illuminato dal riflesso della carbonella, mentre i bambini giocavano, facevano i compiti seduti al tavolo o osservavano con curiosità il lavoro delle madri e delle nonne, aspettando il momento in cui qualche castagna, una mela o una fetta di pane potessero essere affidate al calore della brace.

La cucina era il luogo più vissuto della casa e la ròla ne rappresentava il cuore. Attorno ad essa si raccontavano le vicende della giornata, si ricevevano i vicini, si ascoltavano i racconti dei più anziani e si trasmettevano, quasi senza accorgersene, ricette, gesti e tradizioni. I più anziani ricordano ancora il rumore della paletta che ravvivava la carbonella, il profumo del croccante preparato sul piano di ceramica, le patate cotte nella cenere o il paiolo che sobbolliva lentamente per ore.

Con l’arrivo delle cucine economiche prima e dei moderni impianti a gas poi, la ròla scomparve rapidamente dalle abitazioni, lasciando però un ricordo vivissimo in chi l’ha conosciuta. Oggi ne rimangono pochissime testimonianze materiali e quasi nessuna documentazione fotografica. La ricostruzione qui proposta nasce proprio dal desiderio di conservare questa memoria, ed è il frutto di vari ricordi personali, testimonianze di qualche nonno e reperti originali, nel tentativo di restituire non soltanto l’aspetto di un antico manufatto domestico, ma soprattutto il ruolo che esso ebbe nella vita delle famiglie dei nostri avi.

Nota – le immagini sono ricostruzioni rese possibili dai ricordi raccolti tra diversi amici con i capelli bianchi, che le hanno viste e vissute personalmente; ci scusiamo per le imprecisioni grafiche e testuali, che vi preghiamo eventualmente di segnalarci sulla pagina FB