Ci siamo già occupati del magnifico volume di Giovanni Fedecostante (vedi a questa pagina) “Capo di Monte. Rione storico di Ancona nei documenti d’archivio, nell’arte e nella letteratura” ma ci sembrava doveroso tornare sull’argomento anche alla luce dell’ottima risposta avuta dal libro tra gli anconetani e non solo. Iniziamo con la poesia di Duilio che da una delle prime pagine dà il benvenuto ai lettori.

Capedemonte è el re
di Duilio Scandali da “Scenette e Scenate”

Bè, sor Morici, mancu i sufumigi
ve fa passà el murbì… Varda stu boia!
Da che stà in cuncurenza cun Don Gioia,
Capedemonte è pegiu de Parigi!…

Altru che i sachi, i pali che ce sbigi,
le mastelete, i cani… Adessu, hai voia !
Se nun antru te fa passà la noia
le bele spapuchiose che ce smigi!…

Na volta a S. Premià, jò, che migragna!…
Quatru sbozzi de banda dó bandiére
e un stucafisso in cima a la cucagna.

Ai Archi, gnente; su a S.Pietru è boni
da surchià i bumbareli… Vo’ un parere?
Capedemonte è el Re de tutti i Urioni.

Di seguito riportiamo la presentazione del volume tratta dal sito della libreria online IBS, che delinea molto bene la filosofia che ha guidato l’autore nel suo lavoro:
“Giovanni Fedecostante nella prefazione di questa sua opera avverte il lettore di non essere «né uno storico né uno studioso, ma solamente un semplice appassionato» di Storia e, soprattutto, di storie. Per capirci, quelle vicende spesso “minori”, contraddistinte pertanto dall’esse minuscola, che l’ineffabile tempo incrina, dissolve e fa infine svanire. La mole di scritture da lui esaminate in una molteplicità di archivi e istituti culturali nazionali ed esteri, il ricco apparato iconografico utilizzato, lo studio comparato e critico di fonti bibliografiche e documentarie realizzate per il presente volume evidenziano invece le sue spiccate capacità euristiche, l’approccio metodico, la curiosità e la pazienza profuse. Doti consone e peculiari alla sua formazione scientifica, grazie alle quali Fedecostante ha saputo restituire un piccolo ma articolato universo. Si svela, pagina dopo pagina, un disegno complesso: raccontare la storia di un quartiere e della sua gente sino a ricomporne un quadro vivido, delineando così gli aspetti identitari dell’antico terziere anconitano di Capo di Monte, come ama chiamarlo per precisa scelta filologica derivante dall’originale titolazione della contrada cittadina. L’ideazione di questo libro ha visto Giovanni, o per meglio dire Gianni, raccogliere un ideale testimone da suo padre Roberto Walter, autore di diverse pubblicazioni di carattere storico, che nel 2003 diede alle stampe uno studio interamente dedicato al quartiere natio, frutto di lunghe attività di “ricerca sul campo” ma anche di recupero di frammenti di memoria, personale e collettiva.”

Seguono alcune immagini facenti parte del patrimonio fotografico del Fondo Corsini
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Al centro il Cassone o Casone del Colonnello della Milizia fatto costruire da Papa Gregorio XIII nel 1575; sino al suo abbattimento conseguente ai bombardamenti dell’ultima guerra, era chiamato dagli abitanti del quartiere “Il Palazzone”. Alla sua sinistra si noti il vòlto scuro della Portaccia con il sentiero che conduceva al Lazzaretto Vecchio [Fonte: BCAn, Fordo Corsini, n. 1566, part.l.]

Veduta di Capodimonte dal mare, al largo della Mole, a destra i primi palazzi degli Archi, in alto a sinistra la fine della attuale via Cialdini, a destra la Cittadella

Veduta aerea dell’area portuale meridionale con parte terminale del molo sud e sullo sfondo la città, in alto a sinistra le casse di Capodimonte

Se qualcuno fosse interessato al libro questi sono i riferimenti:
Mondadori Informatica (Gulliver); Libreria Fogola. Contatti autore: g.fedecostante@gmail.com oppure info@fedecostante.it
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