Benedetto Trani, nato a Fondi in provincia di Latina, anconetano ad honorem per tutta una vita artista vissuta nella nostra città, è stato un grande fotografo e stampatore, con una spiccata sensibilità verso i progressi e le innovazioni tecniche, che lo hanno portato ad essere uno sperimentatore, e un pioniere nel campo del colore. Il suo laboratorio è stato uno dei primi in Italia per lo sviluppo e stampa dei rullini Ferrania, società con la quale ha collaborato per un lunghissimo periodo, e questo lo ha portato ad essere all’avanguardia in questa (per quei tempi) nuova strada della fotografia.

Racconta Massimo Trani, figlio di Benedetto (anch’egli ottimo fotografo): “Quello di mio padre é stato se non addirittura il primo, almeno uno dei primi laboratori in Italia per lo sviluppo e stampa dei rullini Ferrania. Inizialmente era nel piano interrato di via Rismondo n.1, mi sembra di ricordare che fosse l’anno 1958 o ‘59. Gli fu affidato il lavoro di stampa delle foto della commemorazione del centenario dell’unita d’Italia a Torino nel 1961; si era già trasferito all’angolo di Viale della Vittoria, dove occupava tutto il primo piano sopra il negozio. Il trasferimento fu una necessità in quanto tutte le buste dei rullini arrivavano alle Poste Centrali e bastava attraversare la strada per consegnarle. Erano sacchi e sacchi di rullini che arrivavano ogni mattina e venivano sviluppati e stampati meccanicamente su macchine automatiche Mullerson fornite dalla Ferrania. La media di sviluppo e stampa si aggirava sulle 350/400 foto al giorno. Il giornale Ferrania dedicò alle sue foto a colori numerose copertine che sono conservate presso l’archivio storico della Ferrania.”

Vincenzo Marzocchini, studioso rigoroso e profondo conoscitore della cultura fotografica e autore di una vasta produzione saggistica, nel suo volume “Fotografi nelle Marche 1900/1950”, relativamente al rapporto di Trani con il colore, dice questo: “Il colore è l’agente fondamentale di quella stimolazione visiva di desideri fugaci effimeri continui, come devono essere i consumi in una moderna società. Benedetto Trani è un professionista che di conseguenza deve avere sempre un occhio aperto sulla modernità e deve essere pronto a soddisfare le esigenze del mercato. Nel contempo riesce a portare avanti una ricerca personale e la sua attività professionale si coniuga o addirittura si fonde con quella più prettamente amatoriale o artistica. Benedetto Trani è sostenuto da un bagaglio invidiabile di profonde conoscenze tecniche con le quali plasma la sua produzione creativa ….. La fotografia a colori di Benedetto Trani manipolata in camera oscura ci avvicina al mondo variopinto della Pop Art e a quello del realismo magico ma ci fa attraversare anche quello del surrealismo e dell’astrattismo.”

Ho conosciuto Benedetto Trani ai tempi dell’Associazione fotografica Archivivi quando, intorno al 2010, tenne dei corsi di ritratto fotografico per i soci del nostro Circolo.
La sua fama e le sue capacità artistiche ci erano note, e per questo decidemmo di ricorrere alla sua esperienza; ma in quelle serate trascorse ad ascoltarlo e a vederlo mentre si muoveva intorno alle modelle, operando una sorta di ipnosi nei confronti dei presenti con il suo sguardo e con la sua voce magnetica, scoprimmo una persona di una profonda umanità e umiltà intellettuale, oltre che di grande simpatia, arguzia e desiderio di trasmettere le sue idee.
Dopo tanti anni dalla sua scomparsa, ricercando materiale per una monografia sui “crocettari anconetani”, scoprii, grazie ad un post di Giancarlo Trapanese su Facebook, che Benedetto aveva realizzato un lavoro proprio su questi personaggi.
Contattare il figlio Massimo e ottenere la disponibilità degli scatti fu una sola cosa e così oggi spero di rendere un po’ di giustizia ad un grande e valente fotografo che, come tanti artisti che hanno lavorato nella città dorica, non hanno ottenuto dalle istituzioni e dagli anconetani il giusto riconoscimento per la loro arte.
La serie di immagini rappresenta alcune delle fasi di lavorazione e preparazione delle crocette prima della vendita, oltre ad alcune foto di uno dei fratelli Santini (mi pare sia Alfio) che stazionava col suo carrettino per il Viale della Vittoria dopo il Caffè Diana.
Ma sulle crocette e sui crocettari torneremo presto con un altro post dedicato a loro.
(sauro marini)

Di seguito le fotografie di Trani sul lavoro dei crocettari al Porto di Ancona e del venditore Alfio Sartini al Viale della vittoria

Di seguito riportiamo l’articolo del Resto del Carlino in occasione della scomparsa di Benedetto Trani

Resto del Carlino 11/01/2011
Addio a Benedetto Trani, maestro della fotografia
Un altro pezzo da novanta della storia e dell’arte anconetana se ne è andato ieri. Con Benedetto Trani la città ha perso l’ennesimo punto cardine per il mantenimento della memoria storica comune. Il noto fotografo si è spento ieri all’età di 91 anni (ne avrebbe compiuti 92 il prossimo mese di febbraio), lo ha fatto nel sonno e nella quiete dei suoi affetti. Lui, originario di Latina, ma in pratica anconetano da sempre, residente in un delizioso e confortevole appartamento nel cuore della città: corso Garibaldi, a vista rispetto alla sua bacheca fotografica.
Nella dorica Trani ha passato una parte decisiva della sua vita e della sua formazione artistica, almeno mezzo secolo di servizio a favore della nostra collettività. Benedetto Trani si è prima stabilito a Senigallia, ma per poco. Ancona gli è entrata nel sangue, poi è diventa non solo sede d’incontro professionale ma il luogo della sua arte fotografica. Apre il primo studio in via Frediani nel 1946, l’anno seguente quello storico in via Giannelli, angolo Viale della Vittoria, dove lavora fino al 1972. Da quel 1946 in Ancona Trani ha fotografato tutto e tutti. La sua ultima mostra personale risale al 2008, ma nel 2009 aveva collaborato ad un importante progetto al Musinf di Senigallia.
Un altro ‘Grande Anconitano’ se n’è andato, portando con sé il mistero di un’arte, perché tale era, ch’era fatta di luci ed ombre, di soffuse penombre ammiccanti, di colori spesso esplosivi, ma mai sguaiati. Benedetto Trani, che ieri ci ha lasciato, ha rappresentato per Ancona, benché non anconitano, un ‘maestro’, finora ineguagliato, un hombre vertical che mai si è piegato alla facile e accomodante posa. La ‘sua’ bacheca, per il Corso Garibaldi, era un punto di riferimento per tutti, anche per quelli che magari passavano apparentemente indifferenti.
Ma c’era ‘qualcosa’, un che di diverso, in quelle foto, in quelle sue donne ritratte in pose spesso volutamente languide, quasi fin de siècle, o pudicamente provocatorie e provocatoriamente pudiche o morbidamente aggressive ed aggressivamente morbide, in un misto di sentimenti che intrigava ed eccitava, che placava ed emozionava. C’era, dietro quelle foto, la mano di un maestro, di un uomo che forse Ancona (ahimé, in non piccola compagnia) non ha celebrato per quello che era il suo valore intimamente artistico, per quella sensibilità che faceva dell’obbiettivo, freddo e trasparente, un pennello incantato. Ed ora la ‘sua’ bacheca, un’istituzione al sentimento e all’arte, resterà per sempre vuota, senza i suoi paesaggi, le sue misteriose, volubili, eccentriche signore, senza il suo irripetibile, dolcissimo, incantato tratto.