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Se pensiamo che tra i ragazzini di oggi c’è chi non sa cosa fosse una musicassetta, o non ha mai visto un CD, figuriamoci se gli si chiede cos’era la “tessera annonaria”. E allora diamo la parola a Giancarlo Galeazzi con un’altra puntata dei suoi ricordi.

“Io pertanto sono nato e ho vissuto i miei primi anni di vita in un periodo autarchico, di cui ho ancora qualche memoria. Si metteva da parte tutto, per la Patria: lattine metalliche dei pomodori pelati, pentole vecchie, lamette da barba, si cominciarono a tagliare tutte le cancellate e le recinzioni in ferro dei vari giardini privati (che furono ricostruite solo molto tempo dopo, circa negli anni ‘50). Alla fine chiesero alle coppie sposate, di donare anche le fedi d’oro alla Patria! Ma non avendo imposto l’obbligo per questa donazione, mamma e papà le fedi se le tennero ben strette.
Tante e tante limitazioni comunque, finché si arrivò a imporre “la tessera” per l’acquisto dei prodotti alimentari! Tessere ad personam che consentivano di acquistare cibi per non più di 1000 calorie al giorno. E quello che si acquistava era molte volte immangiabile: il pane e la pasta erano di colore marrone scuro perché fatti, quando andava bene, con la crusca e con qualche altro vegetale essiccato. I rigatoni li chiamavamo spregevolmente “i carrarmati”, così dimostrando il nostro disprezzo sia per la guerra che per quello che ci veniva propinato da mangiare.

Girava in Ancona la storiella di un curioso personaggio che aveva lasciato sotto la statua bronzea di Traiano in Via XXIX Settembre una “pagnotta” di pane ‘nero’ unitamente ad un cartello che in dialetto recitava: “Questo è el pane dell’Impero, màgnetelo te che c’hai el stomigo de fero!”
Non si trovavano più l’olio, il sale, il pepe e la carne per nutrirsi era scarsissima. E tutto questo si aggravò vieppiù nel periodo della guerra, per il quale mi dilungherò più avanti. Per sopperire alla carenza del sale molte famiglie andavano a prendere l’acqua del mare per farla bollire, ricavandone una salsedine scura, perché non rettificata. e dallo sgradevole sapore amarognolo.”
Se volete ringraziare Giancarlo per queste storie inedite, nonostante la classe 1937, Giancarlo lo trovate su Facebook